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Scusi dov’è il polpo mario?

novembre 30th, 2016 Posted by Curiosità, Polpo Mario 0 thoughts on “Scusi dov’è il polpo mario?”

Ma in televisione naturalmente!
SESTRI LEVANTE. Pianeta Vacanze, con le inviate Manuela ed Alessandra, manda ogni giorno in video il Polpo Mario sugli aerei della Lauda Air, Maria Luisa Cocozza lo spedisce a “Gusto”, la seguitissima rubrica quotidiana nel TG5, Grazia Bonomo gli dedica un’intera puntata di “Pianeta Mare” su Rete4.
Per non parlare di Davide Mengacci, che a Sestri Levante ha registrato alcune puntate di “Fornelli d’Italia” e del “Sabato del Villaggio”, sempre su Rete4, di “Linea Blu” su Rai1 con Donatella Bianchi. E persino la televisione giapponese che ogni anno non si fa mancare un servizio sul polpo.
Polpo Mario, il celebre cefalopode di Sestri Levante, protagonista di una bellissima storia popolare che, partendo dall’omonimo ritrovo di gourmet in caruggio di Rudy e Morena, ha finito in questi anni per conquistare scrittori, romanzieri e saggisti, dal compianto Carlo Bo ad Alessandro Barricco, e persino la televisione.

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Prima di loro era arrivato anche Luca Sardella a filmare il polpo, che si prendeva anche una bella rivincita, “affondando” il peschereccio di Rudy Ciuffardi che porta il suo nome sulla chiglia.
Il peschereccio affondato era naturalmente un modellino realizzato per l’occasione, lui, Mario, era invece vivo e vegeto.
Servito di ogni ben di Dio, pardon, di Nettuno, dai pescatori, da una settimana se ne stava acquattato in un anfratto della piscina naturale davanti ai Castelli, in attesa delle telecamere de “La Fattoria”, la trasmissione televisiva Rai di Luca Sardella.

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Giornata campale, quella del Polpo Mario, che per avere salva la pelle, tornare al suo anfratto della scogliera nella baia e non finire un’altra volta in pentola, ne ha dovuto vedere di tutti i colori.
Roberto Onofri, l’inviato de “La Fattoria”, dovo il movimentato “arrembaggio” al peschereccio in piscina, lo ha praticamente costretto ad assistere ad una crudele sfilata gastronomica sul porticciolo che difficilmente Mario potrà dimenticare.
Una tavolata con qualcosa come 130 piatti preparati dagli chef con le ricette di “Vissi d’amore e di polpo”, scritto da Rudy, la risposta di Ciuffardi a Isabel Allende che in “Aphrodita” aveva dedicato al polpo poche righe definendolo uno strano animaletto che assomiglia ad un extraterrestre.
E come se non bastasse, la troupe di Luca Sardella ha fatto anche un sondaggio fra gli abitanti di Sestri Levante. Il povero Mario, firmata la “liberatoria”, prima di tornare a casa, nella Baia di Portobello, si è dovuto sobbarcare anche un nutrito campione di buone forchette che ha cercato di rispondere, con dovizia di particolari, alla domanda: “Ma lei sa come si cucina il polpo?”
Altre produzioni televisive, sono arrivate in questi mesi a Sestri Levante per raccontare questa storia marinara, che va ben oltre i richiami del ristorante di Rudy e Morena.
Della leggenda del Polpo Mario si starebbe occupando anche Alessandro Barricco. Lo scrittore torinese, habituè di Sestri Levante, incuriosito dal libro “Mario!” di Vincenzo Gueglio, vincitore qualche anno fa del Premio Cesare Pavese del Grinzane Cavour per la narrativa popolare, avrebbe in serbo un’interessante iniziativa cultural-gastronomica.

La fuji television da Tokio al Polpo Mario

novembre 30th, 2016 Posted by Curiosità, Polpo Mario 0 thoughts on “La fuji television da Tokio al Polpo Mario”

Alla scoperta dell’antica cucina di Sestri
Sono arrivati dal lontano Sol Levante i giornalisti e i tecnici della TV giapponese, e sono sbarcati nell’antica Segesta per seguire le orme dei piatti più rappresentativi dell’antica e povera cucina ligure, mirabilmente illustrati da Monsignor G. Dellepiane nei primi anni del XVIII secolo.
Non a caso Dellepiane, nel suo libro “Le ricette di strettissimo magro” riesce ad elaborare piatti gustosissimi e particolari escludendo, non tanto per scelta quanto per necessità contingenti derivate dalle ricorrenti carestie di quel tempo, ingredienti importanti come carni, uova e latticini che soltanto in epoche più recenti sono divenuti parti integranti della macrobiotica d’avanguardia.
I quindici inviati della Fuji Television di Tokio che si sono riversati per le strade di Sestri con microfoni e cineprese hanno, non soltanto portato per una settimana alla metà di luglio una ventata di esotismo da passeggio e di cronaca, ma hanno perseguito uno “studio particolare volto a cogliere e ad esportare nel lontano oriente aromi e profumi di piatti a base di pesce che vengono confezionati e serviti quasi con lo stesso gusto e le medesime analogie fra Liguria e Giappone.

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Può essere un discorso volutamente impegnativo ma è un fatto che il gusto della semplicità tipicamente ligure ha trovato riscontro nel desiderio degli ospiti degli occhi a mandorla di ripercorrere nella memoria, per riproporli oggi, i piatti semplici e gustosi della “Cucina dei velieri”. Quelli che dal I secolo avanti Cristo fino agli ultimi decenni del 1800 a bordo delle navi a vela si confezionavano con tutto ciò che veniva “conservato naturalmente” e cioè conservato sotto sale o essiccato.
Per questo gli invitati della Fuji hanno voluto sapere quali pesci si consumano dalle nostre parti e quali vengono o non possono venire pescati nei nostri mari.
In Giappone, ad esempio, il tonno viene consumato crudo ed è l’ingrediente principe del “Sashimi” (l’arte di mangiare il pesce crudo). I Giapponesi continuano imperterriti nella caccia e nella cattura dei delfini senza nessun motivo di rammarico per approvvigionarsi il musciamme; noi in Liguria il musciamme lo ricaviamo sola dai tonni perché i delfini, fortunatamente per loro, sono adesso una specie protetta.
I Giapponesi sono molto meticolosi quindi sono venuti a Sestri molte volte per conoscere la cucina del Polpo. “La prima volta – racconta Rudy Ciuffardi – li ho portati al Bagnun e ho parlato per ore col regista della cucina dei vecchi velieri, del musciamme e della bottarga, delle alghe marine e soprattutto delle affinità di palato tra la cucina ligure e quella giapponese.
A loro è piaciuto molto a ricetta del misto all’antica, perché la base della salsa che Monsignor Gaspare Delle piane aveva ideato, è a base di acciughe salate, pinoli e fungo secco.
La base è simile alla salsa di pesce che fanno in Giappone, del resto gia conosciuta dagli antichi greci come Garum.”
Con la troupe giapponese c’era anche una famosa prima attrice: Marina Watanabe. Al Polpo Mario, l’impeccabile cameriere Cristiano, le ha servito gli “spaghetti del leudo” a base di mosciame di tonno e caviale d’olive, il “fritto sogno degli angeli” con le alghe fresche e il “misto all’antica”.

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“L’attrice – racconta Rudy – era molto curiosa, voleva sapere tutto, e io le ho spiegato (chiaramente tramite interprete) gli ingredienti e la preparazione dei vari piatti. Le riprese sono durate ore perché Marina ha voluto che gli raccontassi l’antica leggenda del Polpo Mario e alla fine lo ha voluto assaggiare (a vapore!).
La Watanabe era così affascinante che non ho saputo resistere alla tentazione di invitarla alla Piscina dei Castelli. Così la troupe giapponese ha potuto continuare le riprese nello splendido scenario della discoteca. Sulla scogliera, abbiamo ballato salsa e merengue al chiaro di luna. La troupe era entusiasta dello scenario.
Nei giorni a venire le telecamere giapponesi erano di casa nelle cucine del Polpo Mario per documentare minuziosamente la preparazione dei piatti, ma non è mancata un’escursione sulla Mandrella da dove hanno potuto riprendere una splendida visione panoramica di Sestri Levante.
Il programma è andato in onda l’ultima domenica di agosto e la prima di settembre alle 22 (fascia oraria di forte audience). Verranno i giapponesi a visitare le bellezze sestresi e ad assaggiarne l’antica cucina marinara che hanno visto in TV, o forse un “Polpo Mario” sorgerà nel Sol Levante?

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Polpo Mario si trasferisce nella “vecchia fattoria”

novembre 30th, 2016 Posted by Curiosità, Polpo Mario 0 thoughts on “Polpo Mario si trasferisce nella “vecchia fattoria””

Una puntata della trasmissione di Sardella dedicata interamente al ristorante sestrese di Rudy Ciuffardi
SESTRI LEVANTE. Luca Sardella, che è il conduttore della trasmissione televisiva La Vecchia Fattoria che va in onda su Rai1, la scorsa estate è venuto a Sestri Levante con la moglie e si è trattenuto tre giorni al Grand Hotel dei Castelli.
Ogni sera, per abitudine acquisita in un battibaleno, la coppia si è seduta ai tavoli de Ristorante Polpo Mario di via XXV Aprile e qui, piatto dopo piatto, Sardella ha deciso di portare il locale e la cucina di Rudy Ciuffardi all’onore della cronaca televisiva, un po’ come aveva già fatto l’emittente giapponese che un anno fa ha inviato nella Bimare una sua troupe.
Per la televisione italiana sono arrivati a Sestri Levante Luigi Corni, regista e responsabile del programma, e il conduttore Roberto Onofri.
A tavolino con Ciuffardi e suoi chef, è stata decisa la scaletta della puntata, ma soprattutto, nell’imbarazzo della scelta, è stato deciso di prepararre piatti di polpo in tutti i 135 modi indicati nel ricettario scritto da Rudy “Vissi d’amore e di polpo.”
Per la mise en place è stato utilizzato il bordo della spiaggetta della Piscina dei Castelli, poi sono iniziate le riprese.
Ciuffardi ha raccontato la leggenda di Polpo Mario, ma il ruolo di protagonista è andato ad appannaggio di un altro polpo, vivo e vegeto, che ha la sua tana nella piscina naturale.
Non solo ha sfogliato con apparente disinvoltura il menù di scogliera, ma, su idea del regista Conti, ha assalito e rovesciato con spettacolare tempismo il modellino del peschereccio Polpo Mario con il quale Rudy va per mare.
Come compenso il polpo-attore invece di finire in pentola è stato ovviamente rimesso in libertà.
La macchina da presa si è quindi spostata sul porto per il rientro del peschereccio. “Per fortuna la battuta era andata benissimo, sennò chissà che figura ci avrei fatto”, ha raccontato Rudy Ciuffardi.
Infine la parte gastronomica s’è chiusa con la ricetta del polpo murato elaborata dallo chef Daniele Guidi e scelta dai responsabili della trasmissione.

I polpi della RAI (e di Rudy) hanno le gambe corte

novembre 30th, 2016 Posted by Curiosità, Polpo Mario 0 thoughts on “I polpi della RAI (e di Rudy) hanno le gambe corte”

Gradito bis delle telecamere della Rai, con la bravissima Donatella Bianchi, conduttrice di “Linea Blu”.
L’anno scorso avevo raccontato ai telespettatori tante storie di mare, con le ricette delle alici e del “misto all’antica”, con le acciughe salate pestate nel mortaio con i funghi secchi.
Questa volta ho voluto affidare la storia del Polpo Mario a un pescatore di Sestri, che, manco a dirlo, ci ha fatto conoscere un’ennesima versione, diversa dalle altre.
Ma il polpo si sà, è un personaggio imprevedibile.

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Trattandosi di una puntata di una trasmissione sul mare dedicata al nostro simbolo sono passato all’azione con le ricette del polpo in umido con le fagiolane, da cuocere nella pentola di terracotta, con il mattone sopra.
La puntata, che ha registrato un ottimo ascolto, è stata realizzata nella Baia del Silenzio.
Ho portato con me due polpi per rimarcare la differenza fra quelli con le vette corte e quelli che invece hanno i tentacoli lunghi.
Dovete sapere che la bontà del polpo è inversamente proporzionale alle gambe delle donne. Infatti, se tanto sono belle le gambe lunghe e affusolate delle donne, nel polpo, le vette lunghe sono sinonimo di qualità inferiore. Meglio scegliere polpi con le gambe corte, con la “camporosa” pronunciata.
P.S. Spero che le ragazze e le signore non si siano arabbiate per il paragone con il polpo: era solo un modo per spiegare la differenza, e mettere in guardia le buone forchette!

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Il polpo mario va in trasferta col franchising

novembre 30th, 2016 Posted by Curiosità, Polpo Mario 0 thoughts on “Il polpo mario va in trasferta col franchising”

Il Polpo Mario e la sua leggenda popolare – da anni al centro di iniziative editoriali, turistiche ed enogastronomiche – ha deciso di aprire altre sedi sbarcando con i suoi fornelli in varie località italiane e straniere e mettendo la sua “mitica” esperienza s disposizione di chi ne sia interessato.
La formula scelta da Rudy Ciuffardi è quella del franchising.
Agli operatori della ristorazione che sceglieranno il marchio del Polpo Mario, il locale metterà a disposizione arredi e know-how e corsi professionali con gli chef.
“Ovviamente dovrà essere garantito un altissimo livello di qualità della cucina e del servizio, a tutela della gastronomia marinara ligure che siamo orgogliosi di rappresentare ed esportare in tutto il mondo” spiega Rudy Ciuffardi.
La semplicità è la chiave del successo di questo storico locale. A cominciare dagli arredi che dopo tanti anni di attività non necessitano di modifiche estetiche perchè di un gusto al di sopra delle mode che si chiama tradizione e che secondo la filosofia del “Polpo” non cambierà mai.
Lo staff – inoltre – grazie all’esperienza acquisita è in grado di “istruire” anche chi è neofita della ristorazione.
I corsi di formazione durano trenta giorni e non sono semplici lezioni di cucina, ma sono studiati per fornire all’affiliato in franchising tutte le informazioni per svolgere al meglio l’attività della scelta del pesce, agli acquisti, e le migliori tecniche per cucinarlo e proporlo alla clientela.
Chi sceglierà il franchising del Polpo Mario, avrà a disposizione un manuale operativo, dei corsi di aggiornamento continui, assistenza prima dell’apertura, durante l’attività e on-line, immagini coordinate per la modulistica, l’esclusiva di zona e la presenza all’interno del sito aziendale www.polpomario.it e altri benefit.

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Il Polpo Mario ha un gemello in Florida

novembre 30th, 2016 Posted by Curiosità, Polpo Mario 0 thoughts on “Il Polpo Mario ha un gemello in Florida”

Pucci Casadio, ex socio di Rudy Ciuffardi, ha aperto un ristorante
SESTRI LEVANTE. Trent’anni fa, o giù di lì, quando, insieme, per sbarcare il lunario, avevano aperto un improbabile ma esclusivissimo ristorante in mezzo al mare, sullo “scoglio piatto”, nella Baia di Sestri Levante, Rudy Ciuffardi e Pucci Casadio mica pensavano al futuro.
La storia di due antichi amici: dalla Baia delle Favole al Golfo del Messico il passo è davvero breve.
I due amici avevano già il loro gran da fare a servire ogni giorno uno “spago” al pomodoro e basilico e una coppetta di champagne ai Vip che arrivavano da Portofino a bordo di rombanti motoscafi Riva.
Una volta sulla rotta dello Scoglio Piatto di Rudy e Pucci c’erano finito anche Brigitte Bardot e Rex Harrison, e per festeggiare l’avvenimento, la sera, ci fu una grande festa all’osteria di Capocotta.
Volati via gli anni sessanta, il ristorante dello Scoglio Piatto chiuse i battenti. Oucci se ne andò in giro per il mondo a lavorare come cuoco a bordo delle navi da crociera, abbandonando Sestri Levante.
E Rudy, il figlio di Cesare, detto Ziona, re dei fiocinatori della Baia di Portobello, si ricordò della tragica avventurosa storia del Polpo Mario, scampato alla pentola del Gnussa, e decise di aprire un ristorante nel caruggio in ricordo della buonanima.
Il Polpo Mario diventato uomo e poi misteriosamente scomparso si trasformò così in un locale, che definire semplicemente un ristorante sarebbe , francamente, un po’ riduttivo.
Basti ricordare, come racconta lo scrittore Vincenzo Gueglio nel libro “Mario”, con la prefazione di Carlo Bo, che quando Rudy aprì il locale, il Gnussa, talent scout e primo padre e padrone del famoso polpo, gli chiese le royalties.
E ogni sera il comandante del peschereccio di Ciuffardi si trovava di fronte il Gnussa pronto a ritirare la sua percentuale di pesce, nella speranza di ritrovare, un giorno, il polpo perduto.
Una bella storia, una favola tutta sestrese che proprio in questi giorni registra una novità: si è rifatto vivo il Polpo Mario.
Ebbene sì. Un fax con la recensione di una prestigiosa rivista americana, arrivato l’altra sera in caruggio, annuncia che uno dei migliori ristoranti dei Tropici, a Sarasota, in Florida, davanti al Golfo del Messico, si chiama “Polpo Mario”.
Dopo un primo momento di incredulità il mistero è stato svelato.
A Rudy è bastata infatti una telefonata per sapere come stanno le cose.
“Halo, qui è il Polpo Mario di Pucci Casadio, desidera prenotare un tavolo?”, ha risposto una voce all’altro capo del filo.
Emozionati, a Sestri, hanno stappato una bottiglia di quello buono e hanno fatto un brindisi al Polpo Mario perchè la leggenda continui.

Rudy Ciuffardi premiato al vertice dell’antica confraternita culinaria francese

novembre 30th, 2016 Posted by Curiosità, Polpo Mario 0 thoughts on “Rudy Ciuffardi premiato al vertice dell’antica confraternita culinaria francese”

Hanno scelto Genova, quest’anno, i membri della “Confrerie de la Chaine des Rotisseurs”, l’Accademia Gastronomica nata in Francia nel 1248, poi sciolta da Napoleone e costituita nuovamente nel 1950, di cui fanno parte 128.000 affiliati in tutto il mondo.
Dal 16 al 18 maggio 2003 si sono riuniti nel capoluogo ligure per l’edizione numero 35 del “Grand Chapitre International d’Italie”, manifestazione culinaria che offrirà la possibilità di conoscere meglio la Liguria e i suoi prodotti enogastronomici.
“Abbiamo fatto conoscere ai membri della Confraternita che verranno a Genova – ha spiegato oggi Carmine Wilfredo Cartney “Bailli” o referente genovese dell’organizzazione – la cucina ligure, una cucina semplice, ma non per questo meno ricca di sapori e varietà rispetto a quelle di altre regioni. Ma faremo conoscere anche le bellezze di questa città, i suoi palazzi storici, i suoi caruggi, il porto e l’Acquario.

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Sarà anche l’occasione per portare chi verrà da più lontano alla scoperta di Portofino e della Riviera”.
Per il “Grand Chapitre” di Genova sono arrivati oltre 400 ospiti da ogni parte del mondo.
Il programma ha compreso l’assemblea generale dei soci della Confraternita e subito dopo una visita al Porto Antico, un incontro conviviale nella sala degli squali e dei delfini, all’interno dell’Acquario.
Gli ospiti hanno effettuato anche un giro del porto in battello, un pranzo con i prodotti tipici liguri e la visita a Palazzo Ducale.
Lì, nella sede del Minor Consiglio, si è svolta la cerimonia d’investitura dei nuovi soci della Confraternita con la cena di gala nel salone del Maggior Consiglio. E fra gli “intronizzati” Rudy Ciuffardi del Polpo Mario.
L’evento si è chiuso con un’escursione a Portofino e un incontro conviviale nella famosa piazzetta del Borgo Marinaro.

Il ristorante ai castelli conquista il Festivalmare

novembre 30th, 2016 Posted by Curiosità, Polpo Mario 0 thoughts on “Il ristorante ai castelli conquista il Festivalmare”

E anche quest’anno, dopo il successo degli anni scorsi con il Bagnun, la festa Hanoa-Hanoa e la Barcarolata, il nome di Sestri Levante è ritornato sotto i riflettori di Festivalmare, la grande manifestazione che ogni anno il quotidiano “La Stampa” organizza a Sanremo per dare un riconoscimento agli eventi e a chi ha lavorato per promuovere il turismo e l ‘immagine della Liguria nei vari campi.
Quest’anno, Rudy e Morena, col Ristorante ai Castelli, sono saliti sul podio di Villa Ormond, terzi classificati nella categoria dei ristoranti e premiati con la prestigiosa Targa Liguria Estate, dal titolo delle pagine estive che il quotidiano dedica a tutti gli appuntamenti della Liguria.
Una partecipazione, quella di Morena e Rudy, molto applaudita dal pubblico di Villa Ormond.
In particolare, da Marcello Gaminara del Club Nautico di Savona e titolare della Discoteca Compagnia delle Indie che ha ringraziato pubblicamente Rudy per averlo convinto a lasciare il vecchio lavoro e a diventare un imprenditore turistico.
“Ho conosciuto Marcello Gaminara durante uno dei miei viaggi a Cuba, e siamo subito diventati amici. Lui lavorava ancora in banca ed era molto incerto se lasciare la filiale e cambiare mestiere, io gli consigliai di tentare perchè mi era parso da subito che Marcello avesse la stoffa per fare questo lavoro.
Così è stato e lui mi ha ringraziato pubblicamente dal palco di Festivalmare”, ha dichiarato Rudy.
“Se non era per Rudy” – ha detto Marcello Gaminara – “sarei ancora in banca!”

L’Isola che c’è

aprile 7th, 2016 Posted by Curiosità, Polpo Mario 0 thoughts on “L’Isola che c’è”

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ECCO “L’ISOLA CHE C’E’”, AFFOLLATA DI FAMOSE TOP MODEL IN PISTA E A TAVOLA CON YVETTE JORDAN, AGNIESKA ZYGMUNT, KATERINA RECHOVA, CHARLOTTE CRONA E ALTRE, TRA I “MACHOS”: MARKUS E MARTIN
Parata di fanciulle in pole position, quasi tutte top model straniere, colta nella movida notturna di Sestri Levante che si snoda fra il ristorante dei Castelli, il Polpo Mario, la Piscina e lo Schooner. Un gran movimento che ha animato tutto il popolo della notte sestrese che si divide tra discoteca e bar fino alle ore piccole sulla nostra penisola, già ribattezzata “L’isola che c’è”, parafrasando un grande successo di Edoardo Bennato. Sestri Levante come Cavallo e Lampedusa. A proposito di Lampedusa, sapete come si chiama il posto cult dell’isola dove tutti vanno a bere l’aperitivo per decidere dove vivere la notte: Polpo Escondido!
Qualche nome. La bellissima venezuelana di nome Yvette Jordan, modella e testimonial Bacardi, non ha perso mai di vista lo sushi del ristorante dei Castelli, letteralmente entusiaste della Baia del Silenzio le praghesi Katerina Rechova e la sorella Barboza che hanno soggiornato a Villa Lena, Olena Biletska si è divertita tantissimo allo Schooner. Le sue improvvisate passerelle nei carrugi di Sestri Levante (la bella Olena è alta un metro e 95 sia pure con i tacchi) non sono certo passate inosservate. Olena, nove anni di modeling a Parigi, Tokio, Monaco, sfilate per Armani, Trussardi, Rocco Barocco si è innamorata di Sestri Levante e del fritto misto del Polpo Mario.
Non è da meno Agnieska Zygmunt, top model di Roberto Cavalli e testimonial Moet e Chandon incantata dai dolci del ristorante dei Castelli. “Per i dolci dei Castelli, così divini, mi sento di sgarrare alla dieta”, confessa Agnieska.
La bellissima e scatenata Charlotte Crona, che ha fatto sognare gli italiani col il calendario Fox Uomo 2004, durante le vacanze a Sestri Levante ha confessato il suo più grande dilemma legato alle scelte future: continuare a fare la top model o diventare una poliziotta?
A difendere la categoria, più sparuta, dei “machi” è sceso in campo Markus Schenkerberg, anche lui assoluto protagonista del calendario 2003.
Markus, consapevole del suo sex-appeal, anche quando non è in pista a ballare, ha partecipato a diverse serate in Piscina e allo Schooner diventate la sede ideale della sua “Grande Notte” che lo ha fatto divertire moltissimo.

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Sul filo della Memoria

aprile 7th, 2016 Posted by Curiosità, Polpo Mario 0 thoughts on “Sul filo della Memoria”

Sul filo della memoria rivivo, a volte, per qualche istante, il passato, e ritrovo immagini, profumo di un tempo ormai lontano e perduto. Sentore d’arziglio… e un velo di nostalgia: perché il mare non profuma più come una volta, lo stanno uccidendo i nostri veleni. Ma io ho una grande memoria olfattiva e non potrò mai dimenticare il profumo del mio mare, quello dove io sono nato.
Lo dico con orgoglio: sono stato partorito sull’Isola di Sestri Levante, in una camera del vecchio convento domenicano dell’Annunziata, anzi della “Nunsiàa”, come si dice a Sestri. Casa mia.
Il primo respiro era intriso di fragranze marine: arziglio, ricci, alghe, patelle e, perché no, pelo di patelle. Niente odore d’acido fenico, niente rumori ovattati o metallici da ospedale. Il primo suono che ho sentito è stato quello dell’onda che lambiva gli scogli sotto la mia finestra.
Nato così, praticamente “a bordo a ‘n gussu”, “a bordo di un gozzo”, come diceva di sé mio nonno Baciccia, non avrei potuto se non gravemente degenerando non amare il mare e tutte le esperienze che poteva offrire. Non degenerai.
Ricordo con emozione immutata le mie emozioni di allora. Miei primi giocattoli furono le gritte, i granchi, che mi divertivo a tirar fuori da sotto i sassi; e i pesci taccascoggiu, specie di bavose-remora che non ho mai più trovato; me ne attaccavo uno sulla fronte e mi presentavo così a mia madre, che invariabilmente urlava di terrore; ed io ero felice del suo spavento e del mio coraggio.
E ricordo il profumo dei cornetti che cuocevamo nelle latte di conserva, con il fuoco della legna trovata in spiaggia: li mangiavamo per merenda, e non era una bravata, era normale e bello. E non mi sentirei davvero di scambiare quel povero cibo, di cui si gustava soprattutto l’aroma, con i pacchetti confezionati che ingurgitano i ragazzi, oggi: sapore di plastica e profumo di polistirolo.
No, non invidio i ragazzi di oggi, che giocano in casa con i computer e i vari incubi o eroi ultratecnologici, terminator, ninja: mostri neppure di casa propria, palpitazioni e spaventi già pronti e preconfezionati come le merendine, provenienti da chissà dove.
No, non invidio i ragazzi di oggi; neppure per la possibilità che ad essi si offre di sfogliare fumetti porno e guardare TV hard a sei o sette anni. Noi non avevamo accesso a questi privilegi; eravamo costretti a fabbricarci le nostre esperienze dal vivo, correndo qualche rischio che era poi il sale e il pepe dell’avventura.

Il sesso nel 1952

Con il mio amico Danilo avevamo praticato un buco nella cabina dei bagnanti della Colonia Tagliaferro, proprio dove si cambiavano il costume le maestre.
Non so per quale legge perversa allora le maestre erano brutte e sgraziate e avevano culi flaccidi e peli sulle gambe mentre adesso sono in maggioranza snelle, giovani e carine; ma gente, chi ci faceva caso? Quelle erano visure di pieno sesso, quelle erano palpitazioni ed emozioni.
Di qualcuna, forse, anche, chissà, ci innamoravamo un po’ e diventava particolarmente eccitante per noi guardare proprio lei. Ma poi non so se è vero. In realtà, credo di tutte eravamo innamorati, e tutte ci davano la stessa meravigliosa sensazione, lo stesso calore che ci arroventava le guance.
Ad arroventarci le guance, le gambe, il sedere e la testa e tutto quello che gli capitava sotto mano contribuì, una volta, il bagnino che ci sorprese e, assai poco comprensivo della nostra sete di conoscenza e d’avventura, ci sommerse, prima che riuscissimo a scappare, sotto una gragnola di poderose “mascate”, schiaffi, calci e appellativi poco gentili.

La pesca che passione!!!

E voliamo ai ricordi dei diciott’anni. Da mangiare in casa ce n’era; mancavano però i soldi per il superfluo, quel superfluo che ad un ragazzo con tanta voglia di divertirsi in corpo è così necessario. Io sognavo di andare a ballare al Carillon o alla Piscina dei Castelli – e s’intende che non era il ballo in sé ad interessarmi -ma in quei locali non si entrava se non con vestiti da boutique. Troppo costosi per il bilancio famigliare. Mi piaceva molto il mare e la pesca, era naturale che pensassi di risolvere le mie difficoltà economiche andando a pescare. Avevo modo di unire l’utile al dilettevole. Non solo facevo qualcosa che mi divertiva, ma mi pagavano anche. Per giunta risolvevo anche il problema di farmi un po’ il fisico: perché la pesca che mi piaceva e che presi praticare, era quella vera, dove si tirano le reti con le braccia e non con gli argani, e non si va a motore ma si voga a forza. Quella fu la mia palestra; quell’aspro esercizio mi rafforzò e fra l’altro mi diede modo di accrescere il mio prestigio all’Istituto Nautico che frequentavo, dove lo sport più in voga era il braccio di ferro.
Legato a questo periodo della mia vita c’è il ricordo di un pesce del quale ignoro il nome scientifico e anche quello volgare. Qui lo chiamiamo “Lusso”. So che in Meridione lo chiamano “Ciciriello”. Andavo a questa pesca con una splendida barca della “Latino”: più grossa di un gozzo, più piccola di un leudo ma di forma simile. Il capobarca era, ed è ancora in ottima forma adesso, il mitico pescatore Galetu: biondo, occhi azzurri, viso volitivo; lo scultore Messina gli dedicò un busto che è esposto all’Art Museum di New York. Quest’ultimo aveva un tono di voce incredibile: la Baia del Silenzio, dove lui teneva in secca il suo “Latino”, all’alba era scossa dalla sua voce e, quando lui parlava con i suoi pescatori da una parte all’altra del piccolo golfo, i bicchieri tremavano nelle credenze; spesso un ricco milanese, che veniva a passare le feste qui, gli pagava l’equivalente della pescata giornaliera a patto che il galetu se ne stesse a letto o nell’altra baia. Questo nobile capobarca non poteva avere che un equipaggio pari a quello del film “I quattro dell’oca selvaggia”, ingaggiati magari all’ultimo minuto, e scelti o accettati come per caso, ma chissà come e perché magnificamente assortiti, stavano bene insieme infallibilmente, come i colori di un quadro di Paul Klee. Vicecapo era Fede, di professione “clochard intellettuale”: spesso ci raccontava dei suoi molti viaggi nel mondo o ci recitava poesie, sue e non sue; gli volevamo tutti bene e poiché era gracile fisicamente gli facevamo tirare la rete dalla parte della “natta”, la parte più leggera.

Lui era il più facile da trovare perché dormiva a bordo: non aveva infatti, in secco o in mare, altro alloggio, riparo o officina che il “Latino”: svago, casa e amicizia. Lavoro no, perché Fede non lavorava: viveva. Era un artista, anzi di più: un uomo libero. Il terzo dell’equipaggio era il Luna, fratello di Becin, grande terorico-pratico della bevita al pirrone nell’osteria del Paladin.

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Il quarto, surreale personaggio, era il Relio, cieco dalla nascita. Chi conosce l’umorismo agro del popolo ligure, che un poco si vergogna della sua bontà e deve volgerla in scherzo, sa perché il posto del Relio era al timone. In realtà i vecchi pescatori sono sempre stati aiutati – con pudore e discrezione e magari con un po’ di humor nero – da pescatori più giovani e forti; non sopravvivevano certo grazie alla pensione dello stato. Ricordo il Relio dritto a poppa con una mano al berretto come se scrutasse l’orizzonte, con la barra del timone in mezzo alle gambe. Pare che si orientasse con il vento che gli batteva sulla “masca”, sulla guancia. Ogni tanto Galetu gridava al suo nocchiere. “Daghe ‘n curpu de foa” o “Daghe ‘n curpu de tera”: e con la rotta, verso terra o verso il largo, era assicurata anche la paga del Relio. Quinto, il celebre Balledoro: faceva il guardiano della piccola prigione di Sestri, ma io non ho mai capito se a tempo perso facesse il carceriere o il pescatore. La prigione aveva 2 o 3 ospiti, non tanto cattivi e nemmeno tanto prigionieri: qualche volta, per non mancare al suo dovere e abbandonare la prigione incustodita o per non lasciarli soli, Balledoro (si chiamava così perché era nato, finalmente maschio, dopo sette sorelle) se li portava dietro.

I miei Sessant’anni.

Sun arrivou a sciuscant’ani
e ô fétu anche ‘n pô de dani.

Oua l’é cuminçou in bell’anu noevu
con muggé, figgetta e ‘na surpreisa in te l’oevu
che nu l’é né l’oevu de Pasqua né de Culumbu:
Veuggiu vende cae a Sestri e in tuttu u mundu!

Trentrei ani de risturante e mattaie in discuteca
da sommelier me sun beiu tutti i vin de l’enuteca.

Da zuene ô vendùu giacchée e tacchi a spillu
da prufessù sun andou a scoa anche in pô brillu

Ô fetu u custruutù e in marin-na u cumandante
ma u m’ea ciù cou fâ u pescou lì da Levante

Poi in ta testa ô avuu ‘na revolusiùn
e sun andou in India a fâ meditasiùn.

Ô za fetu i papé pe anâ in pensciun.
Giu cuu passeggin cumme in belinun.

I me dixu: oua fanne u seriu che t’é vegiu.
Ma mi seriu sun sempre stou: ‘se gh’é de megiu
che mangiâ, beie e anâ pe figge?
L’impurtante l’é che seriamente se ne pigge!

Ô cuntou anche qualche mussa:
e alghe, u purpou, u Gnussa
e chi l’avie mai ditâ: ste malincunie
oua sun in te tutte e librerie
l’an lette i prufessui a scoa con i studenti
me fa piaxei che i sun aresté contenti

Oua l’é l’ua de fâ ûn-na festa, ca passe a stoia
e che ai me amixi a l’arreste in ta memoia.

memoria 3

memoria 2